RELIGIONI
Mi sono trovato ieri sera al tavolo del ristorante di un noto albergo insieme a persone conosciute proprio durante un analogo simposio di un paio di anni fa. Tra queste una gentile e piacevole signora ebrea con la quale, insieme ad altri commensali, abbiamo iniziato una conversazione che, partita su temi generali, è fatalmente scivolata sul piano religioso. E' stato tutto molto interessante ed avvincente e, ad un certo stadio, la signora ha affermato in tono assolutamente civile e discorsivo e per nulla provocatorio, che secondo lei la religione cattolica è meno impegnativa ad es. di quella ebraica. Ciò ha dimostrato quanto, in buona fede, si confonda il contenuto di un insegnamento religioso con la sua conseguente applicazione.
Ho replicato di non credere che fosse così, ma che invece il cattolicesimo sia egualmente impegnativo a seguirsi; ad essere di "manica larga" sono troppo spesso i ministri di culto che, forse nel timore di un inopinato isolamento o di che altro sia, tendono ad una eccessiva tolleranza verso un'interpretazione dei dogmi troppo disinvolta e facilona da parte di una frangia sempre più cospicua di c.d. credenti, sfrondando così ramo a ramo l'albero di cui presto rimarrà soltanto il suo smagrito tronco!
Non si tratta di essere integralisti, ma di ritenere che chi intenda seguire un credo religioso debba essere a conoscenza di doversi sottoporre a sacrifici di natura morale e di imporsi un'autodisciplina spesso scomoda, poiché è il credente professatosi tale a doversi adeguare ai dettàmi religiosi e non viceversa.
Ciao doultz amics
cyd





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